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In Giappone la tradizione della composizione del giardino risale a tempi antichi e, evolvendosi, è stata sempre più riconosciuta come un fatto artistico bel definito, legato a norme tecniche e a principi espressivi che sono mutati nel corso della storia.

Norme codificate in manuali considerati guide preziose per la comprensione dell'evoluzione compositiva del giardino giapponese. 

Spesso l'ispirazione creativa del giardino nasce dall'attenta analisi dell'ambiente naturale, delle sue molteplici manifestazioni.

Guardando il giardino si è portati a comprendere l'essenza intima della natura che caratterizza anche l'animo umano, richiamandoci al silenzio contemplativo.

La natura viene apprezzata nella sua grandiosa forza e sacralità.

Non a caso grandi maestri dei giardini sono spesso maestri buddisti.

Soprattutto nel Periodo Kamakura (1185 - 1338) e nel Periodo Morumachi (1338 - 1573) il giardino diventa "secco" nello stile Zen, e si lega spesso alla cerimonia del te.

Qui il giardino contorna la sala adibita alla cerimonia per creare l'ambiente più confacente al raccoglimento concentrato e contemplativo che avvicina alla Meditazione Seduta: lo Zazen.

IL GIARDINO SECCO

Il giardino secco è così chiamato per la presenza di sabbia, rocce e pochi vegetali. racchiude in sé un preciso simbolismo.

Così le pietre, che non devono essere lavorate dall'uomo ma dal tempo, spesso si raggruppano a tre (una grande e due piccole) a simboleggiare la Triade Buddista.

A volte sono poste in modo da riprodurre una tartaruga o un airone, simboli rispettivamente di longevità e benessere secondo i canoni tradizionali.

Possono essere infine posizionate a rappresentare miniature di monti o cascate, dove l'impeto del corso d'acqua rappresenta l'impeto della vita.

La pietra è dunque elemento fondamentale nel giardino Zen; è importante non abusarne nel numero, va disposta in maniera stabile e armoniosa allo stesso tempo.

La roccia rappresenta la vita terrena, mentre la sabbia rappresenta quella meditativa ed è ideale trasposizione dell'eternità. Essa sostituisce simbolicamente l'acqua, ne riprende il moto ondoso di fiumi e mari, disegnati suggestivamente attraverso la sua particolare manutenzione con appositi rastrelli.

Altri elementi tipici del giardino Zen dono le cascate, poste spesso a nord-ovest per sfruttare i particolari effetti dei riflessi lunari, le vaschette di pietra colme d'acqua, le lanterne, le pavimentazioni in pietra, ponti e recinzioni in legno.

La componente vegetale deve essere usata in maniera sobria e armoniosa, utilizzando diverse essenze caducifoglie e sempreverdi. Queste ultime, soprattutto le conifere, vengono coltivate con tecniche di potatura e legatura che il giardiniere continuerà a operare per tutta la vita. Tali tecniche non sono forme di controllo della natura ma di cooperazione, tese al raggiungimento della perfezione nella forma, insita in ogni elemento naturale.

La conoscenza e la pratica dello Zazen (meditazione seduta) trovano nel giardino Zen uno spazio ispiratore nel quale riavvicinarsi all'armonia della vita, sentendone la forza e la delicatezza.

Pur creando solitamente giardini in stile moderno e tipicamente d'uso nelle nostre città, la conoscenza e lo studio del giardino Zen, unito alla meditazione che pratico da circa trent'anni, mi spinge spesso a progettare e realizzare quella decisa intuizione che passa attraverso la costruzione di questa forma.

Ezio Cammarata